…Ma anche su uomini e persone non binarie disabili
Qualche considerazione per il 25 novembre
Le donne disabili hanno un rischio triplicato di subire uno stupro rispetto alle donne non disabili. Hanno anche probabilità più alte di subire violenza fisica, psicologica, economica.
La violenza contro le donne disabili è legata sia al sessismo che all’abilismo, e quest’ultima è un’oppressione meno conosciuta, quindi come società facciamo fatica anche a riconoscerla.
Le persone disabili vengono costantemente svalutate ed escluse, trattate come cittadini di serie B, considerate pesi per gli altri, private dell’autodeterminazione, trattate con paternalismo, e si considera normale dare loro consigli non richiesti. Vengono controllate, giudicate più degli altri, si hanno precise aspettative nei loro confronti (piuttosto limitate), ad esempio ci si aspetta che esprimano gratitudine, ci si aspetta che si sentano dei pesi, che non siano assertive.
Tutto questo ha anche l’effetto di normalizzare la violenza.
Quando c’è violenza da parte del partner, può capitare che ne venga sminuita la gravità con l’idea che la persona disabile dovrebbe essere grata al suo partner per stare con lei “nonostante la disabilità”.
Anche quando la violenza è da parte di familiari ci sono dinamiche simili. C’è una narrazione che descrive i familiari come “brave persone” a prescindere.
È per questo che poi, quando ci sono le uccisioni di persone disabili da parte di caregiver, sui giornali spesso troviamo più empatia verso gli uccisori che verso le vittime.
Può capitare che le donne disabili vengano “educate” alla condiscendenza e alla tolleranza, perché si mischiano abilismo e sessismo interiorizzato, e quindi è più difficile riconoscere gli abusi. È ancora più fondamentale quindi educare al consenso.
Del resto le persone disabili sono abituate anche a una violenza istituzionale, a una violenza pervasiva. Non poter entrare in molti luoghi è violenza, non poter accedere a servizi essenziali è violenza.
Oltre a subire tassi maggiori di violenza le persone disabili hanno anche tutta una serie di ostacoli aggiuntivi nell’uscire dalle violenze. Se la persona abusante è il caregiver principale della persona disabile, che la aiuta ad alzarsi dal letto la mattina, quest’ultima è letteralmente legata a lui per la sopravvivenza. Questo succede perché il diritto all’assistenza personale non è garantito in Italia: non è finanziata a sufficienza. Spesso non c’è alternativa al familiare/partner che ti assiste se non la struttura, e allora molte persone preferiscono rimanere nella situazione di violenza che andare in struttura.
E i centri antiviolenza non sono predisposti ad aiutare chi ha bisogno di assistenza personale e hanno spesso barriere architettoniche e sensoriali.
Ho usato a volte “persone” disabili invece che donne perché è vero che la violenza contro le donne disabili è un fenomeno a sé stante legato a sessismo e abilismo. Ma quando interviene la disabilità, specialmente se c’è la non autosufficienza, la violenza è pervasiva anche contro uomini e persone non binarie. Gli uomini e le persone non binarie non autosufficienti vivono violenze molto simili alle donne disabili.
È importante ricordare anche questo per non oscurare ulteriormente il fenomeno sommerso della violenza verso le persone disabili in generale.
[M. Chiara]
Segnaliamo l’Associazione Verba di Torino, che ha avviato uno dei pochi Servizi Antiviolenza per persone disabili in Italia, il Fior di Loto, che si rivolge a persone disabili vittime di violenza mettendo a disposizione sostegno psicologico, consulenza legale, accompagnamento alla denuncia, supporto educativo, consulenza psichiatrica su sindromi post traumatiche da stress.
Se ne conoscete altre valide scrivetecele nei commenti!