


C’è una questione femminista che molto raramente viene affrontata dal femminismo. Qualcosa che riguarda il controllo sul proprio corpo, la libertà, gli squilibri di potere, la possibilità di esercitare scelte e le pari opportunità – tutti punti cardine del femminismo.

Ci sono ricaduta e ho visto un altro film con un personaggio disabile: “Tutti in piedi”. Raramente ho visto una storia d’amore rappresentata così male.

La sintonia e complicità euforica che può nascere tra due o più persone disabili, che siano amici o appena conosciuti, vicini o distanti mezzo mondo.

Usare una carrozzina significa che quando sono in un gruppo nuovo è abbastanza evidente uno “sguardo” di un certo tipo da parte di alcune persone.

“Per socializzare di più, sta alla persona disabile mostrarsi estroversa, fare tante battute”.

Conosco un gruppo di persone. Nel momento delle presentazioni – io sono quella nuova – mi guardo intorno, individuo un ragazzo in particolare e penso: “Meh. Non è brutto”.

C’è una cosa che mi fa provare qualcosa di molto simile al patriottismo più sfegatato, ed è il modo in cui viene affrontata in Italia la questione scuola e disabilità.

“Più leggero non basta” è un film per la televisione del 1997, e finora è il film migliore che io abbia visto sulla disabilità.