
La piramide dell’abilismo
Sento abbastanza spesso – quando si parla di discriminazione verso le persone disabili – che non si tratterebbe di vera discriminazione, tuttalpiù di “ignoranza”.

Sento abbastanza spesso – quando si parla di discriminazione verso le persone disabili – che non si tratterebbe di vera discriminazione, tuttalpiù di “ignoranza”.

Usare una carrozzina significa che quando sono in un gruppo nuovo è abbastanza evidente uno “sguardo” di un certo tipo da parte di alcune persone.

Essendo disabile e donna, mi capita di beccarmi gli epiteti “insistente”, o “difficile” quando devo essere assertiva e difendere i miei diritti (cioè, coff coff, abbastanza spesso).

Ketty Giansiracusa ha bloccato un tram perché era inaccessibile, la scorsa settimana, a Roma. E ATAC, l’agenzia di trasporti, l’ha denunciata, capito?

La disabilità nel cinema viene spesso rappresentata in modo irrealistico – e quindi dannoso per le persone disabili, dato che il cinema influenza la cultura.

Il rischio di subire abusi (fisici, psicologici, sessuali o di altro tipo) è almeno doppio per le persone disabili (di qualsiasi genere) rispetto alle persone non disabili.

Neanche a dirlo, il giusto contesto influenza molte cose. In Inghilterra facevo l’università, e la grandissima parte del mio attivismo riguardava appunto quella.

Ieri sera, al concerto di Mika al PalaPrometeo di Ancona, ho toccato di nuovo la discriminazione: viscida, ripugnante e violenta come sempre.

È una rottura di scatole, eppure eccomi qui, di sabato pomeriggio, a scrivere un altro post sull’accesso ai concerti.